Dalla collaborazione con Matteucci venne quindi sviluppata una ‘macchina’ capace di ripetere ciclicamente questa trasformazione ed ottenere così una costante erogazione di forza meccanica.
Il 6 giugno 1853, ben 14 anni prima rispetto al brevetto di Nikolaus Otto, Eugenio Barsanti e Felice Matteucci depositarono all’Accademia dei Georgofili di Firenze (non esisteva ancora un ufficio brevetti) un documento con la descrizione dell’invenzione del primo motore a scoppio della storia.
Nel 1854 ottennero a Londra una prima certificazione, cui fecero seguito brevetti in diverse nazioni europee. Nel corso degli anni continuarono a migliorare la loro invenzione, svilupparono vari modelli e li depositarono. In seguito fondarono una Società e realizzarono i loro dispositivi presso importanti officine meccaniche italiane ed estere.
La Galli e Morelli, su commissione della Fondazione Barsanti & Matteucci, da alcuni anni si è dedicata alla riproduzione dei differenti modelli di motore a scoppio progettati da Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, avendo a disposizione in molti casi solo la documentazione fotografica d’epoca.
Il primo modello commissionato dalla Fondazione riguardava un motore a pistoni contrapposti. Sulla base di una precedente riproduzione dello stesso motore ma di tipo statico (quindi illustrativo ma non funzionante), alla Galli e Morelli viene richiesta la realizzazione di un altro esemplare di tale modello, ricostruito però in modo da risultare azionabile tramite aria compressa.
Pur senza alcuna indicazione su come operare per dar vita al “cuore” del motore in grado di originare il movimento vero e proprio, grazie allo studio e all’impegno di uno dei due titolari (Mauro Morelli) e di un operatore esperto (Piero Pellegrini), è stata elaborata una valida soluzione che ha permesso di ricostruire un modello perfettamente funzionante.
In seguito a questa esperienza, la Fondazione Barsanti & Matteucci ha commissionato alla Galli e Morelli la riproduzione di un altro motore, detto “Bauer”, stavolta sulla base della sola documentazione fotografica d’epoca. Anche in questo caso è risultato necessario un attento studio preliminare, a partire dalla ricerca di informazioni attinenti fino alla elaborazione di soluzioni ingegnose per ottenere un vero meccanismo in grado di generare il movimento, sempre tramite azionamento ad aria compressa.
Dopo queste due riproduzioni, decisamente impegnative dal punto di vista tecnico, sono seguite le realizzazioni di altri esemplari che prevedevano solo piccole modifiche rispetto ai precedenti. La Galli e Morelli ha potuto in questo modo dar nuova vita ai progetti originari di Barsanti e Matteucci, con l’orgoglio di aver vinto una sfida molto particolare: mettere a frutto ingegno e competenze tecniche di un team esperto, seppure in un contesto decisamente insolito.
I modelli di motori realizzati per la Fondazione Barsanti e Matteucci sono tuttora oggetto di continue esposizioni in numerose mostre nei vari Paesi europei.