I neutrini, prodotti dalle stesse sorgenti dei raggi cosmici, potrebbero quindi permettere l’individuazione di tali sorgenti in modo univoco.
Per il loro rilevamento si rende necessaria la costruzione di telescopi di grandi dimensioni. Con questo scopo nasce il progetto KM3NeT, il quale prevede l’installazione sul fondale marino di un rivelatore avente dimensioni dell’ordine del chilometro cubo.
KM3NeT è quindi un telescopio sottomarino per osservare neutrini cosmici di altissima energia in grado di identificare le sorgenti astrofisiche dei raggi cosmici e dell’antimateria.
Permetterà, in generale, di studiare i fenomeni “esplosivi” dell’universo. Sarà costituito da decine di migliaia di sensori ottici (fotomoltiplicatori), veri e propri “occhi” elettronici costituenti un’antenna sottomarina, in grado di identificare la scia luminosa prodotta in mare dalle rare interazioni dei neutrini di origine astrofisica con l’acqua. L’acqua avrà il duplice scopo di schermare il rivelatore dalla radiazione cosmica, oltre che rilevare le particelle attraverso l’osservazione del cosiddetto “effetto Cherenkov”.
Date le notevoli dimensioni, KM3NeT rappresenterà la più grande stazione di monitoraggio (oceanografico, geofisico, chimico ed acustico) dell’ambiente marino, nonché un polo di sviluppo di tecnologie d’avanguardia per l’esplorazione degli abissi marini.
I sensori ottici saranno installati su alcune centinaia di strutture meccaniche alte circa 1 km, ancorate nel Mar Ionio a 3.500 m di profondità sul fondo marino e tenute in posizione verticale da boe di profondità. Una rete di cavi sottomarini permetterà di fornire l’alimentazione elettrica necessaria direttamente da terra. I dati registrati dal telescopio saranno inviati verso riva tramite fibre ottiche, in tempo reale.
Questo progetto vede coinvolti l’INFN, numerose Università Italiane e Istituti di ricerca di dieci Paesi Europei, riuniti nel Consorzio KM3NeT.
La Galli e Morelli, dietro la guida dell’INFN, ha svolto un ruolo determinante nella fase di studio del sito abissale di Capo Passero, durante lo sviluppo del progetto pilota NEMO (Neutrino Mediterranean Observatory), progetto coordinato dal Laboratorio Nazionale del Sud (LNS).
In particolare, la Galli e Morelli ha curato interamente la realizzazione della meccanica delle torri costituenti la struttura portante del telescopio. Nel far questo ha potuto mettere a disposizione dei ricercatori l’elevata conoscenza sia in termini di materiali che di tecniche costruttive, oltre alla grande esperienza maturata nel corso degli anni nell’ambito dei numerosi progetti ad alto contenuto tecnologico cui ha preso parte.
Per saperne di più: www.infn.it